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Fede, senza miracoli
La storia dell’umanità, da sempre e ad ogni latitudine, reca l’impronta dei miracoli (cose meravigliose). Sono gli eventi "eccezionali" ed "inspiegabili" che hanno attraversato i più diversi credi religiosi. Antichi storici come Plutarco ed Erodoto hanno registrato numerosi prodigi concernenti il culto. Santuari pagani, come quelli di Epidauro, di Delfi e di Apollo nell’isola tiberina (Roma), furono un tempo la meta assidua di partecipati pellegrinaggi. I primi padri della Cristianità attribuivano a miraculum mendax (demoniaco) i fenomeni inspiegabili di guarigione, essudazione di statue, apparizioni, ecc testimoniati dai pagani. Nel corso di vari secoli a questa categoria del “miracolo” sono stati ricondotti eventi piuttosto singolari. Dalla vetusta “ostia fritta” di Trani al “latte scomparso di Ganesh” (Delhi, 1995). Se i milioni di seguaci di Confucio non si aspettano i prodigi, il libro del Corano, sacro all’Islam, enumera i miracoli scientifici di Maometto. Si dice che la sorgente di Zamzam (Mecca) abbia grandi poteri curativi. Per opera del Buddha i malati guarivano, i ciechi vedevano, i sordi udivano e gli storpi tornavano a camminare eretti. Nella Bibbia degli Ebrei i miracoli sono il “segno” dell’onnipotenza e della benevolenza di Dio. Yitzhak Kaduri, il decano dei rabbini cabalisti, fino al 2006 ha ricevuto intere schiere di donne affette da sterilità e di malati di cancro. Da registrare altresì che non si trova traccia attendibile di una sola "rigenerazione" miracolosa di organi o di arti umani. Cosa quanto meno sorprendente se si considera che la scienza medica già oggi è in grado di rigenerare, in modo compiuto, gli arti di embrioni animali (geni Wnt). La nostra Chiesa Cattolica non impone di credere ai miracoli, ma si limita ad attestarne l’autenticità secondo dottrina. Le attuali norme per la “Causa di Canonizzazione” sono state promulgate (1983) da Giovanni Paolo II che, nei successivi vent’anni di Pontificato, ha innalzato alla gloria degli altari 1341 Beati e 482 Santi. Da Agnese di Boemia (1282) a Josemaria Escrivà de Balaguer (1975). Secondo tali norme al Beato deve poter essere attribuito almeno 1 miracolo avvenuto, per sua intercessione, dopo la morte. Per un Santo occorre l’attribuzione di 1 miracolo avvenuto, sempre per intercessione, dopo la sua beatificazione. Più cresce nell’uomo la paura e l’incertezza e più forte diventa in lui il bisogno e l’aspettativa impellente di un cambiamento, anche prodigioso. E’ un connotato incontestabile della nostra natura umana. "Beati quelli che pur non avendo visto credono" è la chiave di una fede "vera". Fede … senza miracoli.
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messaggi (6)
V.fredo, 28/01/2010 12:58:23 (ip:87.16.242.59)
Miriam.c, 19/01/2010 19:55:44 (ip:87.13.192.6)
Fabio.trip, 20/12/2009 17:07:17 (ip:87.18.242.62)
Silvano, 20/12/2009 13:55:01 (ip:151.49.174.43)Noi siamo dei figli e fino a che non facciamo noi un grande “miracolo”, quello di vedere nel Cristo, Suo Padre che ci sta cercando, fino a che non ringraziamo il Padre per questa Sua ricerca di abitare in noi, non riusciremo ad avere fede ed incamminarci verso di Lui! Non si può avere “fede . . . . senza il nostro miracolo” di aprire gli occhi e vedere Colui che si sta rivelando a noi!
totus.4, 25/11/2009 19:12:15 (ip:79.30.133.45)
Ottavio, 24/11/2009 18:24:05 (ip:79.3.245.103)
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