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Pescitudine
Al collaudato razionalismo cartesiano del “penso dunque sono” negli ultimi decenni si va sovrapponendo sempre più un "relativismo" di stampo moderno orientato ad accreditare l’inesistenza di criteri di coscienza e di conoscenza universalmente validi. Dalla asserita impossibilità di acquisire piena consapevolezza della realtà oggettiva discende una sorta di responsabilità attenuata del pensiero e dell’agire umano. Complice il dilatarsi degli orizzonti globalizzati ed il moltiplicarsi delle realtà virtuali aggregative l’individuo si sente testimone e misura solo del suo io presente. Non ci sono più delle verità assolute da assumere e da condividere come riferimento per la crescita delle relazioni umane. La “società aperta” di K. Popper è aperta a ogni tipo di confutazione ed è chiusa soltanto all’intolleranza. Il consenso della comunità di elezione diviene l’unica misura di liceità e di validità (utilità). Diritti, regole di condotta e giudizi di valore, propri del gruppo e dei singoli componenti, sono dettati da una percepita condivisione di specifici bisogni contingenti. E’ un processo di pura contaminazione, tra delle posizioni convergenti, che non è fondamento di assolutezza neppure in chiave temporale. Il relativismo è quella corrente di pensiero che fa della “destrutturazione” il principale strumento di persuasione. Tutto appare come lecitamente confutabile. Tutto è quindi soggetto a revisione in forza di "valori" di volta in volta emergenti e di presupposte necessità. Risucchiati in una spirale nichilista gli individui abbandonano la presa dei classici “cardini” etici del vivere civile (stato, famiglia, disciplina di vita, ecc). Il nuovo credo suona come “esisto dunque sono”. Così, con il venir meno di sostanziali parametri oggettivi, il significato dell’essere si riproduce nell’affermazione della sua identità visibile (esistere). Lo stadio successivo è la pescitudine. E’ noto che la memoria dei pesci rossi si esaurisce nel giro di pochi secondi. Dentro la boccia di vetro il pesce rosso inanella un’incessante riscoperta di un habitat artificiale. A parità di oggetto osservato le sue reazioni mutano ad ogni tornata. Accostiamo uno specchio alla superficie della boccia. Il pesce rosso percepisce la sua identità riflessa come un’entità distinta della sua stessa specie. Instaura un rapporto speculare che si rinnova ad ogni passaggio. Pescitudine è la dinamica virtuale di una condizione di vitalità confinata nel relativismo di un isolamento senza prospettiva.
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messaggi (7)
biteproof, 23/01/2010 18:37:51 (ip:87.16.246.148)
Nico Freccero, 23/12/2009 10:05:02 (ip:80.216.34.53)..COME QUESTO MIO... Ma non neghiamo il potere della Rete , se usato bene..specie in un mondo della disinformazione organizzata.
Nereo Villa, 20/12/2009 11:13:42 (ip:82.60.10.84)http://www.nereovilla.it/scritti.htm#Il pescivendolo
Cordiali saluti!
itchy9, 19/12/2009 12:27:57 (ip:87.16.243.244)
snarly, 16/12/2009 16:15:52 (ip:87.13.192.212)
Inox, 11/12/2009 12:49:47 (ip:79.30.133.75)
Ettor.5, 10/12/2009 11:46:33 (ip:79.3.240.184)
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